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La
Statua
di
Fortunato Calvino
La Statua
racconta una storia di barboni, uomini per i quali difficoltà oggettive
e rifiuto della realtà concorrono a determinare una condizione
di totale emarginazione. La commedia non è un'indagine sociologica
sulla condizione dei clochards, né tantomeno inclina al facile
pietismo. Essa tenta di cogliere e descrivere, ricorrendo a una metafora
fantastica, il desiderio di assoluta libertà e forse anche l'incapacità
di convivere con "la fine del sogno" che sono alla base di scelte
estreme, spesso incomprensibili.
I personaggi de La
Statua sono
due barboni, uno giovane e l'altro anziano. Sullo sfondo una città
varia e contraddittoria, la Napoli dei giorni nostri. Il protagonista,
il barbone anziano, è uno dei tanti diseredati che trascorrono
le loro lunghe e solitarie giornate nei giardini della Villa Comunale.
Quest'uomo però custodisce un segreto che è la sua unica
ragione di vita: l'amore per una creatura fredda e inanimata, una statua.
Si tratta in realtà della donna della sua giovinezza trasformata
in statua da un sortilegio che le ha incatenato l'anima; solo l'amore
di un uomo potrà salvarla.
La vita del vecchio barbone si
svolge intorno alla statua in una lotta estenuante per proteggere la sua
donna dagli assalti del barbone giovane, uomo privo di sentimenti, che
tenta di svilire il mondo onirico in cui il vecchio si è rifugiato
accusandolo di essere pazzo. Nel finale anche il barbone anziano si trasformerà
in statua, nell'inutile tentativo di proteggere il suo mondo da un quotidiano
che toglie agli uomini la capacità di sognare. Ma è stata
la realtà ad uccidere la fantasia o questa invece è diventata
forte come il marmo? La risposta è bene lasciarla alla sensibilità
dei singoli, confidando nella buona regola che affida a ogni favola la
sconfitta del male. |
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